La preparazione mentale nello sport

Nonostante la psicologia dello Sport abbia visto il suo riconoscimento come disciplina specifica all’interno delle scienze delle attività motorie e sportive non prima anni ’60, gli aspetti mentali della prestazione sono stati da sempre oggetto di grande interesse da parte di atleti ed allenatori. Per molto tempo il mental training venne trascurato per mancanza di cono¬scenze specifiche, o per l’erronea convinzione che le abilità mentali fosse¬ro innate. Nel corso degli anni, però, è apparso evidente che le abilità mentali, similmente alle motorie, possono essere apprese, sviluppate e perfezionate, e per tale scopo gli psicologi dello Sport hanno messo a punto procedure e programmi specifici di allenamento.
Una considerazione importante nel lavoro psicologico con gli atleti è che essi sono, in generale, persone fondamentalmente “sane”, che hanno bisogno di capacità fisico-motorie e psichiche sicuramente superiori a quelle di persone non praticanti sport, per rispondere adeguatamente a richieste che, soprattutto ad alto livello, arrivano al limite delle potenzialità umane. Infatti, molti atleti ed allenatori riconoscono che gran parte del successo nello sport è dovuto a fattori psichici; più alto è il livello di abilità richiesto e maggiore importanza assumono gli aspetti mentali.
Per rispondere alle richieste di un qualsiasi sport, l’atleta deve dunque sviluppare, accanto alle specifiche capacità motorie, particolari abilità mentali, come quelle necessarie per affrontare lo stress elevato della gara o controllare pensieri distraenti. E’ questa la ragione che spinge Martens (1987) ad affermare che uno dei compiti primari della psicologia dello Sport è aiutare atleti normali a diventare “psicologicamente superiori”.
La psicologia dello Sport ha attualmente una propria identità. Il crescente interesse da parte di esperti di diversa formazione ha dato avvio a ricerche con finalità teoriche ed operative (cfr. Antonelli e Salvini, 1987, per un’ampia panoramica teorica ed applicativa). Alcuni degli ambiti con-siderati riguardano: l’elaborazione delle informazioni con i processi co¬gnitivi sottostanti (attenzione, memoria, presa di decisioni, programma¬zione del movimento, feedback, ecc.), le abilità psichiche rilevanti per la prestazione sportiva (goal setting, regolazione dell’arousal, gestione dello stress, ecc.), le motivazioni, l’apprendimento motorio e le strategie di in¬segnamento, la valutazione psicodiagnostica, la comunicazione interper¬sonale e le dinamiche di gruppo (Singer, 1993).
I servizi che la psicologia dello Sport è ora in grado di fornire sono molteplici. A livello individuale, gli interventi mirano a migliorare capacità di concentrazione, gestione dello stress, controllo dei pensieri, visualizzazione, rilassamento, autoregolazione, recupero dagli infortuni, ecc.; a li¬vello di gruppo, a favorire comunicazione e coesione (Gould, Tammen, Murphy e May, 1989; Ievleva e Orlick, 1991; Suinn, 1985). L’intervento dello psicologo dello Sport non è comunque centrato solo sugli atleti; può anche aiutare allenatori ed istruttori a migliorare le proprie capacità di¬dattiche, le interazioni sociali e la gestione di situazioni complesse.

Nei prossimi articoli affronteremo, in maniera più approfondita, due fondamentali processi psicologici alla base della preparazione mentale nello Sport, ovvero le strategie spontanee, di cui l’atleta spesso fa ricorso in maniera istintiva, appunto spontanea, e le abilità mentali, più complesse e articolate, poiché richiedono la capacità, da parte dell’atleta, di apprenderle e svilupparle nel tempo, grazie anche al lavoro specifico dello psicologo dello Sport.

Dott. Paolo D’Antuono

2018-10-05T12:22:44+00:0005 Ottobre 2018|Approfondimenti|